Giornali

L’analisi della stampa quotidiana nella complessa fase di transizione che va dal 1918 al 1922 permette di indagare i caratteri e i percorsi attraverso cui prese forma e si radicò nel quotidiano della società la memoria del primo conflitto mondiale, prima ancora della codificazione che ne impose il regime fascista a partire dal 1922. Se la stampa aveva avuto un ruolo centrale nella propaganda durante la Grande guerra, all’indomani della fine del conflitto essa rappresentò uno dei principali veicoli per la comunicazione delle istituzioni nazionali e locali, rivestendo un importante ruolo nella costruzione dell’immagine del conflitto nel dopoguerra. Da questo punto di vista i giornali, pur risentendo della linea imposta dagli editori, costituiscono uno strumento essenziale attraverso cui ricostruire le vicende legate ai diversi agenti della memoria in campo, le peculiarità delle diverse realtà territoriali e la ricca corrispondenza tra il centro e la periferia. Al centro dell’analisi: «Il Messaggero» per Roma e l’alto Lazio, «Il Secolo XIX» di Genova, la «Gazzetta di Parma», «Il Popolo di Siena» e la «La Vedetta di Siena» per la Toscana, «La Patria del Friuli» per Udine e il settimanale politico amministrativo regionale lucano, «Il Giornale della Basilicata», di Potenza.

La fine della guerra e le celebrazioni della vittoria trovarono ampio risalto sulla stampa, sin dai primi giorni del novembre 1918, dando corpo alla voce delle istituzioni. Ma se la cronaca dei festeggiamenti fornisce un ampio quadro delle manifestazioni che si svolsero lungo la penisola, ad emergere è anche l’ondata di solidarietà patriottica spontanea che si sviluppò nel paese e che si tradusse in raccolte fondi, nella formazione di comitati di soccorso e in molteplici iniziative locali volte ad accogliere le vittime della guerra. La questione dei profughi e degli orfani di guerra, così come la costituzione delle associazioni dei reduci rinviano alla quotidianità del dopoguerra, mentre sia a livello nazionale che locale si assisteva a una monumentalizzazione della memoria dei caduti. I monumenti ai caduti occuparono gli spazi pubblici assumendo una chiara funzione politica, mentre sulla stampa si sottolineava con enfasi la loro funzione formativa e pedagogica. Contemporaneamente a livello locale riemergevano le divisioni che avevano attraversato il paese rispetto all’intervento in guerra e ciò non favorì la costruzione di un discorso commemorativo omogeneo, che invece si avrà successivamente con il fascismo.


Bibliografia

B. Bracco, A. Ungari (a cura di), Il Milite Ignoto. Luoghi, forme e linguaggi del culto dei caduti, Biblion, Milano 2023.

P. Gabrielli, La guerra è l’unico pensiero che ci domina tutti. Bambine, bambini, adolescenti nella Grande guerra, Rubettino, Soveria Mannelli, 2008.

P. Genovesi, Monumenti ai caduti nella Grande Guerra a Parma e provincia: una ricognizione, in Soprintendenza per i Beni Artistici ed Etnoantropologici di Parma e Piacenza, La Grande Guerra. Monumenti e testimonianze nelle province di Parma e Piacenza, Step, Parma 2013.

P. Murialdi, Storia del giornalismo italiano, il Mulino, Bologna 2021, p. 129.

M. Ridolfi, Le feste nazionali, il Mulino, Bologna 2021.

[a.b.; m.p.d.]

 

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