Monumenti, musei e mostre

Alla fine del conflitto nel Paese si innesca un processo di costruzione della memoria monumentale pubblica, attraverso l’erezione di statue, l’affissione di lapidi, la costruzione di cappelle votive all’interno di chiese e cimiteri, che attinge a rituali e pratiche politiche nate durante, e per certi aspetti, anche prima della guerra. Molte di queste manifestazioni di lutto si rifanno alla retorica risorgimentale del martire che muore in guerra per la patria o ai medaglioni dedicati ai caduti che compongono gallerie fotografiche dedicate agli eroi, ripresi dalla tradizione risorgimentale e riproposti in diversi casi già a guerra in corso.

Reduci e cittadini appartenenti a diversi contesti lavorativi, al mondo dell’associazionismo femminile, alla scuola, ai comitati di quartiere, si propongono di dare a loro modo un senso al conflitto e di ricordare i propri caduti anche solo con una lapide, facendo trasparire un profondo legame e un sentimento di riconoscenza nei confronti di chi non aveva fatto ritorno dalla guerra. Pratiche laiche e religiose al tempo stesso si inseriscono all’interno di un discorso sulla guerra che a livello locale si declina in innumerevoli iniziative, molte delle quali di vecchia tradizione, come le cerimonie legate a Mazzini e Garibaldi, ovvero a battaglie risorgimentali ormai entrate a far parte del calendario civile.

Eventi mondani e inaugurazioni di monumenti diventano occasioni di coinvolgimento delle scuole; non di rado molte manifestazioni o esposizioni di cimeli si svolgono nei locali scolastici e alunne e alunni diventano comparse di eventi mediatici a cui prendono parte i vertici della politica locale e nazionale.

Nell’immediato dopoguerra si assiste anche a una proliferazione di progetti espositivi legati a un conflitto rivelatosi ben diverso da quelli ottocenteschi che costringe i curatori a raccontarlo, o metterlo in scena, attraverso l’utilizzo di nuovi e più raffinati strumenti. Mostre e musei sparsi sul territorio nazionale, non di rado sostenuti economicamente da imprenditori arricchitisi durante il conflitto, mettono in piedi un racconto bellico affidato quasi esclusivamente a chi aveva combattuto, riconoscendo ai reduci di essere depositari di un’eredità esclusiva, che non si limita al materiale documentario o ai cimeli raccolti al fronte come bottino di guerra e consegnati per essere esposti.


Bibliografia

Q. Antonelli, Cento anni di grande guerra. Cerimonie, monumenti, memorie e contromemorie, Donzelli, Roma 2018.

M. Baioni, Vedere per credere. Il racconto museale dell’Italia unita, Viella, Roma 2020.

O. Janz, L. Klinkhammer (a cura di), La morte per la Patria. La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli, Roma 2008.

M. Mangiavacchi, L. Vigni (a cura di), Lontano dal fronte. Monumenti e ricordi della Grande Guerra nel Senese, con una prefazione di N. Labanca, Nuova Immagine, Siena 2007.

G. Rossini (a cura di), Da Baroni a Piacentini. Immagini e memoria della Grande Guerra a Genova e in Liguria, con una prefazione di A. Gibelli, Skira, Ginevra-Milano 2009.

[c.s.]

 

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