Sanità

I mesi e gli anni che succedono la Prima guerra mondiale sono attraversati da diverse questioni di sanità pubblica. È in special modo la salute del reduce, in larga misura aggravatasi al fronte, ad attirare le attenzioni del Governo, delle amministrazioni locali, dei diversi soggetti pubblici e privati operanti nei territori e, fra tutti, a distinguersi è il contributo della Croce Rossa. Tuttavia, la frammentarietà dei servizi, militari e civili, non garantisce uniformità nel Paese: manca un sistema organico di cure, risulta impellente la riorganizzazione provinciale dei presìdi sanitari, delle strutture ospedaliere ai fini epidemiologici e del sistema di condotte mediche. La smobilitazione del corpo sanitario, infatti, sollecita un riassetto del personale in funzione civile. In questo scenario, un eterogeneo mondo filantropico e assistenziale sorregge il settore sociosanitario con numerose iniziative sul campo e una generosa beneficenza privata. Anche istituti di ricerca, poli universitari e medici specialisti rinnovano l’applicazione delle cure del corpo e della mente, caldeggiando un ripensamento del concetto di salute e di educazione sanitaria. La tenuta delle città, in condizioni igieniche deteriorate dallo stato di guerra, sarebbe altresì dipesa da un più efficiente intervento statale.

Una nuova stagione va aprendosi sulla scorta degli eventi di guerra. Sulla scia della vittoria, da un lato l’esultanza collettiva, che coinvolge la sfera sanitaria in forme di celebrazione all’articolata opera di assistenza offerta, dall’altra le liturgie del lutto di massa, fanno emergere profili eroici di medici, di giovani laureati e di infermiere, in molti insigniti di benemerenze e riconoscimenti di guerra. Il contributo del personale sanitario al conflitto risulta essere elevato e diffuso è il ricorso ai necrologi per omaggiare sulla sfera pubblica i caduti del settore. Perdipiù, nei mesi invernali tra il 1918-’19, al fronte o allontanandosi da esso, si continua a morire anche a causa del contagio da febbre grippale. Il diffondersi della pandemia influenzale affianca le ormai endemiche malattie sociali e infettive e, fra le tante, è la tubercolosi a richiedere interventi a lungo termine tra ex combattenti e bambini. Riflesso di nuove politiche igieniche, un crescente interesse medico-scientifico per il risanamento collettivo si traduce non solo in un’idea aggiornata di medicina sociale, ma anche di benessere fisico in prospettiva di massa.


Bibliografia

N. Bortoletto, G. Silvano (a cura di), Croce Rossa Italiana e welfare dal 1914 al 1927: esperienze di interventismo umanitario, Ets, Pisa 2018.

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[g.c.]

 

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