Commercio e industria
Genova, fra tutte le città d’Italia è “quella dove la ricerca di uno stabile assestamento di dopo guerra ha assunto l’aspetto di crisi”, così si scrive su Il Secolo XIX nel maggio 1919. A seguito della fine della Prima guerra mondiale sono due le grandi emergenze che incidono sull’economia e sulla vita quotidiana della città: l’organizzazione del porto per la ripresa dei traffici commerciali e la riconversione degli stabilimenti di Ansaldo, diventata la principale industria italiana grazie alla produzione bellica. Il mancato reinserimento in fabbrica dei reduci e i licenziamenti di coloro che li avevano sostituiti durante la guerra portano a una povertà diffusa e mal tollerata. Imprenditori e politici locali identificano la causa principale della non competitività dello scalo portuale genovese nel costo del lavoro degli scaricatori rispetto alla paralisi della Marina mercantile, quasi annientata dal conflitto, e all’insufficienza delle infrastrutture ferroviarie e di stoccaggio delle merci.
Il contesto economico e sociale di Genova è quindi particolare e solo in parte paragonabile con quello delle altre città coinvolte nel progetto Hemera; tuttavia, la crisi economica, sulla quale incidono le scelte del governo in tema di monopoli, vincoli burocratici ereditati dal tempo di guerra, tassazione dei sovraprofitti e protezione delle piccole imprese dal fallimento, produce effetti simili in tutti i centri che sono teatro di manifestazioni a difesa dei salari e contro il caroviveri. Gli scioperi di operai, elettricisti, postelegrafonici e ferrovieri si susseguono per chiedere il miglioramento delle condizioni di lavoro ma le aspettative di “cogliere i frutti” della guerra vittoriosa sono disattese.
Il dibattito sulla ripresa economica riempie le pagine dei giornali a livello nazionale e locale. Le soluzioni che vengono proposte, ma non attuate, sono il liberismo, la semplificazione della burocrazia e il ritorno alla vita dei campi sulle alture genovesi come nelle campagne emiliane. In un quadro caratterizzato dall’immobilismo degli organi di governo locali e centrali e dalla paura della classe imprenditrice e borghese nei confronti delle agitazioni operaie la propaganda fascista si appropria delle istanze e delle speranze scaturite dalla vittoria della guerra.
Bibliografia
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V. Castronovo, G. De Rosa (a cura di), Storia dell’Ansaldo, voll. IV-V, Laterza, Roma-Bari 1997.
M. Doria, L’Ansaldo. L’impresa e lo Stato, FrancoAngeli, Milano 1989.
M. E. Tonizzi, Merci, strutture e lavoro nel porto di Genova tra ’800 e ’900, FrancoAngeli, Milano, 2000.
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[d.v.]
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