Cinema

La Grande guerra coincide con una stagione di profonde innovazioni linguistiche e di intenso sviluppo tecnico per il cinema, che proprio in quegli anni assume un’inedita centralità tra i mezzi di comunicazione di massa, imponendosi come una vera e propria arma di propaganda al servizio dei governi di tutti gli Stati-nazione belligeranti. Nello stesso periodo si registra un aumento significativo dei frequentatori delle sale cinematografiche, spia di come la visione dei film si sia ormai affermata tra le forme di intrattenimento più diffuse nelle città italiane.

Nell’immediato dopoguerra le rappresentazioni edulcorate e banalizzate del conflitto, veicolate da film di finzione, documentari e cinegiornali non scompaiono completamente dagli schermi, sebbene sia ormai tangibile un certo senso di assuefazione alle tematiche belliche da parte del pubblico e un conseguente riorientamento dell’industria cinematografica nazionale verso commedie leggere, film drammatici e comiche che avrebbero dovuto competere con le pellicole provenienti dall’estero – in particolare con gli scintillanti prodotti della fabbrica dei sogni di Hollywood.

La proiezione di film a tema patriottico diviene però occasione per raccogliere fondi a favore delle categorie più danneggiate dal conflitto appena concluso e per rinsaldare i vincoli ideali, sentimentali e solidaristici delle comunità. Spesso associati a concerti, conferenze, lotterie, fiere di beneficenza, giochi e serate danzanti, gli “spettacoli patriottici” sono organizzati dalle associazioni reducistiche, dai comitati per l’assistenza degli orfani, vedove, mutilati e invalidi di guerra e dalle organizzazioni a sostegno di profughi, sinistrati e delle popolazioni recentemente liberate dal “barbaro nemico”.

Contestualmente, pur in mezzo a gravi difficoltà di ordine economico e logistico, si inizia a diffondere nelle scuole, nelle caserme e in altri spazi pubblici una cinematografia educativa funzionale a tradurre in pratica i progetti di pedagogia di massa rivolti alla formazione del popolo-bambino, proprio grazie a immagini relative al conflitto appena concluso.

In altre parole, nel primo dopoguerra italiano, il cinema appare come un dispositivo sospeso tra il desiderio di oblio e la volontà di ricordare la Grande guerra, perseguita tramite le prime forme di monumentalizzazione della sua memoria che tuttavia verranno istituzionalizzate sistematicamente solo in epoca fascista.


Bibliografia

G.P. Brunetta, L’Italia sullo schermo. Come il cinema ha raccontato l’identità nazionale, Carocci, Roma 2020.

A. Gibelli, La grande guerra degli italiani, Bur, Milano 2013 [4a ed.].

M. Mondini, La guerra italiana. Partire, raccontare, tornare 1914-1918, il Mulino, Bologna 2014.

M. Paris (a cura di), The First World War and Popular Cinema, Edinburg University Press, Edinburgh 1999.

G. Alonge, Cinema e guerra. Il film, la Grande guerra e l’immaginario bellico del Novecento, Utet, Torino 2016.

[s.c.]

 

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